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Scopri Peschiera del Garda --> ARTE E CULTURA

Peschiera del Garda, meta obbligatoria per chi vuol conoscere la storia.
Questo è lo slogan in quanto, dalle prime società del Neolitico alla prima guerra mondiale, la storia qui ha lasciato interessanti ed importanti tracce: si va dalle culture palafitticole al periodo romano, dall'alto e basso medioevo all'età scaligera, dal periodo di dominazione veneta all'età napoleonica, per fermarsi alla dominazione asburgica, quando Peschiera era una delle quattro roccaforti del Quadrilatero, il sistema difensivo più imponente d'Italia, ed al periodo risorgimentale. Infine la prima guerra mondiale.

La nascita e lo sviluppo di Peschiera sono strettamente legati alla sua collocazione geografica: all'estremità meridionale del lago di Garda proprio dove questo ha il suo emissario, il Mincio, affluente del Po che a sua volta sfocia nel mare Adriatico.

Punto geografico nevralgico e di diretto collegamento tra l'area alpina e quella padana spiega il fatto che, fin dell'età preistorica, l'uomo abbia lasciato nella zona chiari segni della sua presenza: in particolare l'età del Bronzo ha visto il fiorire di vari insediamenti palafitticoli. Sono stati ritrovati reperti di tale periodo: punte di freccia, spade di bronzo, utensili vari.

I Romani, interessati ad occupare luoghi d'importanza strategica a scopo militare ma anche economico, la trasformano in un importante centro: epigrafi parlano di associazioni di battellieri che assicuravano il trasporto di merci e persone sulle acque del lago e lungo quelle del fiume Mincio. Altra primaria attività era quella della pesca, per la quale, oltre a reperti rinvenuti, vi è la testimonianza di Plinio il Vecchio e del nome: Peschiera. Per facilitare i collegamenti, oltre alla naturale direttrice del lago e del Mincio, posta in senso nord-sud, in età romana fu realizzato, in senso ovest-est, la cosiddetta via Gallica che collegava Bergamo e Brescia a Verona, toccando appunto il nodo di Peschiera.
Si tramanda inoltre che, verso la fine dell'Impero Romano (secondo una tradizione nel 452), nei pressi di "Ardelicae Pischeriae", cioè Peschiera, papa Leone I affrontò Attila, capo degli Unni, inducendolo a ritirarsi.

Nel Medioevo Peschiera comincia ad acquistare importanza come centro strategico militare, nel XIII secolo Verona estende fino al lago la sua dominazione e Peschiera perde definitivamente l'autonomia costituendo un nodo strategico fondamentale per lo sbarramento del Mincio. Con Mastino della Scala inizia l'opera di fortificazione del centro: la Rocca fu costruita su preesistenze romaniche e nel XV secolo la Fortezza risulta composta da un gruppo di abitazioni civili intorno alle quali erano le mura turrite disposte su cinque lati e, nell'angolo meridionale, si trovava appunto la Rocchetta, detta poi Rocca.
Nel 1439 Peschiera entra a far parte della Serenissima Repubblica di Venezia. Con gli interventi della Serenissima del 1549, la fortezza assunse l'attuale forma pentagonale.
La cinta è costituita da bastioni di muro e terra, collocati ai vertici del pentagono di base. L'Impianto della cinta bastionata salda le due antiche isole con singolare e possente ponte fortificato e collega i due settori interni della Fortezza, che risulta attraversata dal ramo principale del Mincio.

Questa configurazione della fortezza resta inalterata fino a quando Peschiera passa ai Francesi, dopo la caduta della Repubblica di Venezia. Gli anni della dominazione francese (1801-1814) sono segnati da un nuovo ruolo difensivo della Fortezza: nasce il progetto per costruire un sistema di forti isolati nella campagna su posizioni dominanti che avviluppino la città a corona. Il progetto riesce ad essere attuato solo in parte e ancora oggi restano, come testimonianza dei forti napoleonici: Forte Salvi vecchio verso Brescia, Forte Mandella vecchio verso Verona.

Nel 1815 Peschiera passa all'Austria. Gli ingegneri militari del Genio Austriaco si impegnano al completamento delle opere progettate dai francesi. Nelle mappe catastali di quel tempo, sono visibili, oltre all'assetto completo della Fortezza oggi riconoscibile, tutte le opere di difesa organizzate sul territorio. Dal 1849 al 1864 gli austriaci costruirono 14 forti esterni - alcuni dei quali ancora conservati -, che componevano il "campo trincerato a forti distaccati", voluto da Radetzky. A sud della fortezza si erge Forte Ardietti, capolavoro architettonico del "Quadrilatero asburgico", edificato dal 1853 al 1861.
Si impegnano anche nella soluzione dei problemi di carattere urbanistico ed edilizio all'interno del nucleo centrale con una nuova dotazione di attrezzature militari: viene infatti ristrutturato l'antico complesso della Rocca, trasformato in terrapieno, a sinistra del Mincio viene costruita nel 1822 la prima grande Caserma di Fanteria, (oggi sede della Scuola di Polizia di Stato) viene edificata una seconda caserma a corpo lineare, disposta parallelamente alla cortina muraria, che poteva accogliere quasi 900 soldati: la costruzione, di stile neoclassico, è a due piani con strutture voltate disimpegnate da lunghi corridoi, viene ultimato il restauro dell'antica cinta veneziana.

Tale era la Fortezza di Peschiera nel 1848 allo scoppio della prima guerra di indipendenza italiana.
Peschiera fu scenario della storia dalla I^ alla IV^ guerra d'Indipendenza. Durante la I^ guerra d'Indipendenza le cinque divisioni guidate da Carlo Alberto segnarono l'inizio dell'unità nazionale, non dobbiamo dimenticare infatti che il Re sabaudo prese come bandiera il tricolore. Carlo Alberto sarà acclamato dai suoi soldati Re d'Italia il 30 maggio 1848 in seguito alla resa della "Piazzaforte asburgica" più importante del leggendario Quadrilatero. I piemontesi la restituiscono nuovamente agli austriaci in forza dell'armistizio di Salasco del 9 agosto 1848.

Dopo la campagna del 1848 la costruzione dei nuovi forti di cintura richiede un proporzionale accrescimento delle capacità logistiche e delle funzioni interne della città: viene infatti attuato un radicale mutamento dell'assetto interno della città: sulla riva sinistra, quella di Porta Verona, già scelta per la prima caserma, vengono erette altre costruzioni:
il padiglione degli ufficiali (1856) che è un edificio organizzato come unità d'abitazione per accogliere, nei suoi 29 appartamenti gli ufficiali con le loro famiglie;
la sede del Comando eretto nel 1854 in stile neoclassico e a due piani e una con tipologia a "Palazzetto" (oggi chiamato Palazzina storica);
la Caserma di Artiglieria è del 1855 e viene collocata parallela alla caserma già esistente,
l'Ospedale Militare a prova di bomba in piazza d'Armi nel 1865;
l'Arsenale della Marina all'esterno della cinta muraria, primo stabilimento industriale della storia di Peschiera.

La costruzione della ferrovia nel 1854 segna ulteriormente il territorio e ne determina la successiva urbanizzazione, contenuta tra i binari e lungo il lago: sempre gli austriaci costruiscono il ponte ferroviario sul Mincio come opera militare, con i binari posti al livello superiore e la strada carrabile ed i camminamenti di controllo ad un livello inferiore (ex Setteponti distrutti con bombardamento aereo americano nel 1944).

Dopo il 1866, sotto il Regno d'Italia, l'importanza strategica militare di Peschiera comincia a decadere ed ha inizio la demolizione di molte delle opere costruite: oggi si conservano 7 dei 15 forti originari.

La prima guerra mondiale - la storia:
In previsione di un cedimento della linea del Piave, si pensò di rafforzare quella del Mincio. A Valeggio si scavarono trinceramenti e si stesero reticolati e cavalli di Frisia sul monte Ogheri; camminamenti furono scavati tra Ponti e Monzambano; alle Giare di Salionze v'erano i nostri pontieri pronti a gettare sul Mincio l'equipaggio da ponte in caso di ritirata. Alcune divisioni franco-inglesi erano già accampate lungo il fiume, ma rimanevano con l'arma al piede, aspettando garanzie da parte nostra. In Valsegrida piantarono le tende reparti del 332° reggimento americano. A Camalavicina funzionava una mensa ufficiali francesi, e la chiesetta di San Lorenzo divenne ricovero di milizie mobilitate.
E' chiaro che gli alleati non erano venuti a Peschiera per sentirsi raccontare delle chiacchiere. Essi volevano sapere se esisteva ancora un alto comando italiano e un esercito italiano, insieme al quale un'armata anglo-francese potesse combattere senza correre il rischio di essere travolta in un nuovo disastro. La ripresa straordinaria, dopo meno di tre settimane dalla disfatta di Caporetto, ebbe la sua radice nel convegno interalleato di Peschiera l'8 novembre 1917. La riunione, tenutasi nella Palazzina del Comando di presidio, durò oltre due ore. Con assoluta padronanza dell'argomento, Vittorio Emanuele III - contro coloro che sostenevano la necessità dell'abbandono della linea del Piave - assicurò che l'esercito italiano era perfettamente in grado di resistere su di essa. Disse a proposito della rotta di Caporetto:" Alla guerra si va con un bastone per darle e con un sacco per prenderle". "Egli - scrive Lloyd George - non dimostrò segno alcuno di timore o abbattimento. La sua sola ansietà sembrava essere quella di eliminare qualsiasi impressione che il suo esercito fosse fuggito". Si notò in lui "il fervore di Mazzini e la chiaroveggenza di Cavour". E la storia gli diede ragione.

Museo della Palazzina Storica - IL MUSEO VIRTUALE -
Nello storico luogo ove l'8 Novembre 1917 Vittorio Emanuele III proclamò la resistenza sul Piave sono oggi conservati oggetti e documenti riconducibili alla grande guerra.

Questo sito è dedicato alla catalogazione di tale collezione.

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